Pozzanghere per i bambini grandi.

Ripropongo qui un pezzo scritto anni fa sur un newsgroup, penso che qualcuno ci si possa riconoscere.

Sono in moto da non so bene quante ore, piove a dirotto (ovviamente dallo stesso numero di ore) e so solo che ho ancora un massacro di Km da fare, se devo essere sincero ne ho un po’ piene le palle, questa vacanza non è iniziata nel migliore dei modi, un ritardo pauroso alla partenza, poi mi aggorgo di avere un fusibile bruciato che mi fa ritardare ulteriormente, cambio il fusibile mi dimentico il paraschiena e devo tornare indietro, e come se non  bastasse, un centinaio di km fa la giacca ha collassato e mi sta entrando acqua da tutte le parti…

Ad un certo punto davanti a me trovo altre 5-6 moto, sono le prime da quando sono partito e -quasi ovviamente, in inverno- sono tedeschi.

Siamo nella stessa barca, fradici pure loro, imbottigliati nel traffico pure loro; quando li raggiungo ci scambiamo uno sguardo da dentro i caschi…

vecchia-gixxerAvete presente quelle occhiate che riassumono in un attimo le domande:  “chi cacchio ce lo fa fare?” e “allora non sono l’unico scemo che va in moto con questo tempo?”…un po’ rassegnati , un po’ incazzati, un po’ orgoglioNi di essere in strada comunque, nonostante il tempo da lupi e, soprattutto la complicità dei bambini che l’hannof atta grossa, tipo “chissà se lo sapesse la mamma come si incazzerebbe…”.In uno scambio di occhiate è racchiuso tutto il divertimento dell’andare in moto quale che sia il tempo, la strada o la temperatura. E’ esattamente come saltare a piedi pari nelle pozzanghere, ti bagni, pigli freddo, ti sporchi, fai incazzare a morte le persone “serie”, ma è  divertente…          Questa è la nostra pozzanghera per bambini grandi

Facciamo una manciata di Km insieme, per un po’ mi diverto a far musica con un altro tipo con lo scarico aperto, in galleria sono due tonalità distinte che fanno tremare i vetri delle auto, quando sgasa uno chiude l’altro e viceversa e la cosa ha una sua strana musicalità; poi il traffico ci divide, ognuno per la sua strada. Quante volte capita una cosa simile? E quante volte capita di reincontrare le stesse persone magari a centinaia di Km da lì… è un po’ il destino dei viaggiatori, bene o male destinati a reincontrarsi e, quando capita, a trattarsi come amici da una vita…E una delle cose più belle dell’andare in moto, ed anche se arrivo a destinazione alle 22 passate, fradicio da fare schifo e stanco morto, non riesco ad essere di cattivo umore, è l’inizio di una nuovo viaggio, come sempre senza programma, senza
destinazione e senza tappe prefissate.

DSC02657Il giorno dopo mi rimetto in marcia verso le Gole del Verdon, le ho già viste diverse volte e continuo a considerarle uno dei posti più incredibili ed affascinanti che conosca, appena posso ci torno. Strade fantastiche, i panorami ancora di più, ma la cosa che più colpisce in questa stagione sono i profumi, è primavera e in certi tratti entrano nel casco talmente forte da essere quasi fastidiosi, conifere, erba bagnata, fiori, terra, impossibile distinguerli tutti.
In uno dei punti panoramici delle gole incontro altri 4 motociclisti, stavolta italiani, solite 4 chiacchiere di rito “dove andate? Viaggi solo? Quando partite?” destinate ad essere dimenticate nel giro di 5 minuti, ma è bello così, riparto e, ancora una volta, percorrere il bordo della gola è un’impresa, ogni curva una foto, ogni Km sono fermo per vedere uno scorcio diverso; per fare una 20ina di Km ci metto quasi un’ora, e tutte le volte è la stessa storia. Pazienza, non mi rincorre nessuno e non mi aspetta nessuno…

Passo da Aiguines, ricordi, ricordi che ho rimosso, quindi do un’occhiata in giro e passo oltre, arrivo a la Palud e mi piazzo nel campeggio di Bourbon. Bourbon è il cambping “storico” del Verdon, uno di quei posti che non hanno assolutamente nulla di particolare, se non la gente che ci trovi dentro… arrampicatori, base jumpers, semplici
scarpinatori (che magari stanno attraversando l’Europa a piedi però…), tutti intorno ad un fuoco, una bottiglia di rosso (la birra sembra non andare molto…) a raccontare le storie più inverosimili di arrampicate incredibili, voli paurosi, viaggi allucinanti… tutti esagerano un po’, tutti sono un po’ banfoni, ma è bello così. E se hai culo può capitare di trovare arrampicatori di livello mondiale che per una o più notti si mescolano al gruppo dei ravanatori della domenica, senza nessuna superbia, senza spocchia, pronti anche loro ad attaccarsi alla bottiglia o afare un tiro dall’immancabile canna che gira. Faccio le due di notte, poi sono stravolto e mi infilo in tenda, il giorno dopo scopro con piacere che Bourbon (proprietario del campeggio) è un tipo particolare, non ha tariffe fisse ma si fa pagare in base a quanto gli sei simpatico, dopo averlo fatto capottare dal ridere con il mio francese inverosimile mi vedo presentare lo spaventoso conto di 3 (TRE) euro e 50, per la notte con tenda e moto. Riparto felice di
aver conosciuto uno dei personaggi che hanno fatto la storia di questo posto.

Proseguo, voglio arrivare ad Aix-en-Provence, altro posto che ho già visto diverse volte e a cui sono affezionato, stavolta ci faccio una toccata e fuga, o inizio un po’ a riavvicinarmi all’Italia trovando una stanza per la notte oppure la vedo grama, Aix, St Maximin, Brignoles, le Luc… sembra non esserci un buco libero, sono quasi rassegnato a farmi un’altra notte in tenda (senza capeggio stavolta…) quando a ciò si aggiunge il problema della benzina che è drammaticamente agli sgoccioli.
Visto che sono una persona estremamente intelligente, invece di andare verso il paese più vicino, decido che le Thoronet ha un nome che mi ispira e c’è anche l’abbazia, pare un paesino minuscolo e penso “ci sarà posto di sicuro…” infatti c’è, in un logis splendido per la modica cifra di oltre sessanta euri a notte, SOLO la notte, senza nemmeno la colazione.
Riparto verso Lorgues,e poi, non trovando benzina, arrivo a Draguignan, qui non solo c’è un distributore, ma anche un ottimo alberghetto, la proprietaria mortificatissima mi dice che l’ultima stanza rimasta è senza bagno, bisogna usare quello del corridoio, però c’è la doccia, grasse risate quando le rispondo tranquillamente che sono sicuramente più sporco io del bagno in corridoio (che per inciso era pulitissimo, visto che lo usavo solo io).
Cena, due passi in paese, cerco di entrare nell’unico locale aperto ma il buttafuori mi si para davanti dicendo che in felpa e scarpe da ginnastica non posso entrare, è un club… Pazienza, giro un po’ guardando il paese e torno in albergo.
Mi addormento alle 23.30 e mi faccio quasi 11 ore filate di sonno, quando mi sveglio mi rendo conto che è lunedì, devo rientrare e mi aspettano un fottio di Km, la tappa di ritorno verso casa sembra sempre lunghissima e non ho MAI nessuna voglia di iniziarla…
Sempre perchè sono una persona intelligente e dotata di buonsenso, invece di prendere la strada più veloce ricomincio a girare a caso per statali e dipartimentali, la allungo parecchio ma ne vale assolutamente la pena, chi se ne frega degli orari…

DSC02646

Poi in un modo o nell’altro mi ritrovo a Ventimiglia… decido di prendere l’autostrada…. colonna continua fino a genova, qui sclero e decido di prendere la Valtrebbia, si sono sempre più  intelligentissimo, fa ancora buio presto, sono le 7 di sera, sta piovendo ed ho la gomma davanti sulla tela e le pastiglie dei freni sul ferro. Però la Valtrebbia di notte con la pioggia è splendida, così non l’avevo mai vista (anzi… non l’ho vista nemmeno stavolta, ma che buio c’è???).
Arriverò a casa alle 23 passare, dopo quasi 13 ore di viaggio, stravolto, infreddolito, stanco morto… ma con un sorriso a 64 pollici stampato sulla faccia sporca (ultimi km a visiera aperta…) Restano tante foto, ricordi, facce, posti, profumi, tutte cose che nemmeno il report più dettagliato potrebbe rendere… Adesso si torna alla routine, almeno per un po’… ma qualche idea malsana che gira in testa c’è già, il prossimo viaggio, la prossima pozzanghera in cui andare a fare i salti.

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