“una volta ci passavano le automobili!”

Sabato mi è capitato di ripassare dalle parti del rifugio S.Maria del Giogo e, con una lacrimuccia mi è venuto in mente l’inizio di una brillante carriera da fuoristradista incapace e scriteriato.

Correva l’anno… penso il 2009, insomma, qualche anno fa, non mi ricordo di preciso, ma avevo appena comprato il primo Kappone. praticamente alla cieca, senza averne mai provato uno, provenendo da un GSX-R750… insomma una scelta ponderata, ragionata e motivata. E che mi esaltava un casino.

Insomma, in una tetra giornata di febbraio, sono in ufficio che mi riguardo le foto della mia meravigliosa moto nuova di terza mano, con le gomme TASSELLATE (in realtà una coppia di marcissime scorpion praticamente finite) e decido “in pausa pranzo vado a fare FUORISTRADA!”. Dove andare? Nelle strade di campagna qui intorno, in mezzo ai vigneti, ci ho già girellato un po’, autoconvincendomi che il fuoristrada è fichissimo e io sono destinato ad un esaltante futuro nel mondo dell’offroad, ma alla fine sono tutte strade che conosco, le ho già girate a piedi e in MTB, una moto del genere urla “portami ad esplorare l’ignoto”.
Abbandono istantaneamente l’idea di arrivare almeno in Toscana (il tempo della pausa pranzo non me lo permetterebbe) e mi chiedo se sia possibile andare dalla Val Camonica alla Val Trompia scavalcando le montagne sopra al lago d’Iseo.

IMG-20140914-WA0011[1]E’ febbraio, fa un freddo maiale, pioviggina, secondo il mio personalissimo punto di vista, il fatto stesso di essere in moto, è un motivo valido e sufficiente per andare in moto, quindi non me ne importa nulla. “A naso” prendo la strada che sale verso S.Maria del Giogo, penso possa essere quella con più probabilità di trovare qualcosa, il panorama è sempre uno spettacolo, il fatto che la strada sia stretta, sporca e umida mi convince sempre di più che col Kappone mi divertirò più che col GSX-R (su un altro tipo di strada avrei pensato esattamente il contrario ma fa niente, l’importante è avere poche idee ma confuse)

Arrivo nei pressi del rifugio, la strada sembra essere a fondo chiuso, gironzolo un po’ per il piazzale finchè incrontro un simpatico villico, munito di cane al guinzaglio, stivale di gomma verde d’ordinanza e una vistosa ingessatura al braccio.
“mi scusi buonuomo, è forse al corrente dell’esistenza di una qualsiavoglia forma di collegamento stradale tra la valle Camonica e la valle Trompia?”

IMG_20140914_191926“Casso se! ghè la htrada ecia che la va dho a Gombio, l’è mia ‘hfaltada ma l’è bèla!”
(accidempoli se esiste, è l’antico collegamento stradale che porta a Gombio, non è dotata di manto d’usura ma è bella)

“uhm… cosa intende dire con -bella-? Trattasi di strada o sentiero?”

“ma no, casso, ‘na olta i ga pahaa i machine! l’è ‘na htrada! L’è le ndo che fineh ol piahal”
(ma no, perdinci, un tempo ci transitavano automobili, è li dove finisce il piazzale)

“Scusi dove?”

“Lè, lè, va dèt ‘n del bohcài, dopo la deènta bèla”
(Lì, lì, inoltrati nella macchia, più avanti diventa bella)

La situazione un po’ mi lascia perplesso, “la macchia” a cui si riferisce il villico è quella della foto sopra, ovvero un muro compatto di piante con solo un accenno di sentiero. Presumo comunque che tra cane, galosce in gomma, e braccio rotto, se volesse abusare di me non riuscirebbe a raggiungermi, e decido di fidarmi della frase “una volta ci passavano le automobili” e mi inoltro nella macchia…

IMG_20140914_184159La storia delle automobili inizia a lasciarmi perplesso, mi chiedo se una volta avessero automobili più strette di quelle che girano adesso, e non mi riferisco ai SUV, ma anche alle panda o al subaru Libero E12, ovvero il veicolo più sproporzionato della storia dell’automotive, visto che “la strada bella” è questa cosa qui… che è larga, dove è tanto larga, circa un metro e mezzo ma in alcuni punti riesco ad appoggiare i piedi ai lati del sentiero.

Il mio bagaglio di guida fuoristrada si limita a qualche passeggiata in mezzo ai campi, su strade larghe come una trebbiatrice, con fondo asciutto e ben tenuto, inizio a sudare sotto al giaccone invernale superimbottito, un po’ perchè vado a passo d’uomo zampettando, un po’ perchè me la sto facendo sotto. Le “gomme tassellate”, che di tassello non hanno più nemmeno il ricordom ad ogni pietra bagnata scartano, oggi mi rendo conto che non stava succedendo NULLA, all’epoca mi sembravano paurose sbandate destinate a farmi precipitare giù per la scarpata che si apre minacciosa a lato sentiero.

Sudo, sbuffo, bestemmio, penso che mi incatramerò in terra e mi ritroveranno a primavera. O che, se non dovessi farmi nulla, dovrò chiamare il soccorso alpino per farmi recuperare la moto a valle. Penso di girare il Kappone e tornare indietro, ma non saprei da che parte iniziare, non resta che continuare, praticamente sempre zampettando.

Quando arrivo a questo punto, sono assolutamente certo che cadrò rovinosamente, mi spaccherò io, si spaccherà la moto, non potrò chiamare i soccorsi, sto per abbandonarla sul cavalletto e tornare a piedi con la speranza di incontrare qualche endurista di provata esperienza (è risaputo che durante la settimana, in pausa pranzo, in febbraio PULLULA di enduristi) che mi tolga da questa mostruosità trialistica.

.IMG_20140914_184055Sto riflettendo per trovare una soluzione che mi salvi da morte certa e/o perdita della moto quando chi ti arriva?

IL VILLICO CON GLI STIVALI…

Mi guarda… ride… e mi fa: “CASSO, harà mia la prima òlta che ta fet MOTOCROSS?”
(opperbacco, non sarà la prima volta che ti dedichi al motocross?)

“ehm… argh… coff coff… Villico… ENCÜLET!”

Mi sorpassa e se ne va a piedi, ridendo…

Alla fine ne sono uscito, ho fatto circa 3Km in TRENTA minuti abbondanti, sono sceso a Gombio e li cosa mi trovo? La strada chiusa da una sbarra…
L’epilogo ha visto un aspirante fuoristradista girare come un cretino per le case della zona, suonando campanelli e cercando il proprietario della sbarra, fermamente deciso a NON tornare indietro.

 

E’ stato l’inizio della fine…

 

 

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