Il rasoio di Occam e l’arte della manutenzione della motocicletta.

Rasoio di Occam (Novacula Occami in lingua latina) è il nome con cui viene contraddistinto un principio metodologico espresso nel XIV secolo dal frate Francescano William of Ockham.

Tale principio, ritenuto alla base del pensiero scientifico moderno, nella sua forma più immediata suggerisce l’inutilità di formulare più ipotesi di quelle che siano strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno quando quelle iniziali siano sufficienti.” (cit. Wikipedia)

Riassumibile con “l’ipotesi più semplice, in genere è la più probabile”

4cyl.engine.exploded[1]Un po’ di anni fa giravo felice col mio Benelli d’epoca, non che fosse una scelta di stile, controtendenza, hipster o chissà che, quella mi ero potuto permettere, e con quella giravo.
Ovviamente, come ogni moto d’epoca che si rispetti, qualche problema l’aveva; in verità pochissimi e per lo più roba da nulla, ma c’erano, quindi su quella ho iniziato a mettere le mani.

 

Un bel giorno, parto da casa, faccio circa 2 Km, arrivo a uno stop e PLAF la moto ammutolisce, io non so per quale strano motivo mi convinco ASSOLUTAMENTE che sia un problema elettrico:
metto la moto sul cavalletto
smonto il fianchetto-controllo i fusibili-i fusibili sono a posto-smonto il coperchio dell’accensione-controllo che non sia saltata una saldatura dei fili dei condensatori-i condensatori sono a posto-smonto una candela esterna-fa scintilla-decido di controllare anche quelle interne (il benelli è un 4 in linea)

Smonto il serbatoio
….
Il serbatoio è vuoto, secco, deserto… se ci urlo dentro sento l’eco.

Mesto, prendo il mio serbatoio, ormai è smontato, e arrivo al distributore vicino a piedi. Il benzinaio mi guarda e con aria serafica domanda “e il resto della moto?”
Indico col dito l’incrocio poco lontano, dove si intravede il Benelli a pezzi, con coperchi ed utensili sparsi intorno. A questo punto, per un attimo ho pensato “adesso muore”, quando il benzinaio è diventato blu per il troppo ridere.

Qualcuno si chiederà “e hai anche il coraggio di raccontarlo?” ebbene si perchè da allora ho iniziato a notare che il problema è più diffuso di quanto si possa pensare. Hai un problema, decidi di chiedere su un forum, e in genere le PRIME risposte che arrivano sono di stampo catastrofico.

Altri esempio simpatici?
“Mi slitta la frizione”
-cambia i dischi
-cambia le molle
-controlla il piatto spingidisco
-è un problema di olio

Alla fine era il filo incastrato, ma nel frattempo hai speso trecento euro di ricambi

“ho il pedale del freno che ha iniziato ad andare a fondo”
consigliati nell’ordine:
-kit revisione pompa
-cambio olio con uno di gradazione più alta
-ABBASSARE GLI SCARICHI
-controllare che il tubo non si gonfi.

Iniziare a fare uno spurgo e mettere olio nuovo, visto che non lo cambi dal pleistocene?

“Non mi parte più la moto”
-relais accensione
-pompa benzina
-fusibile accensione
-candela 

No, hai la batteria scarica

 

mechanic[1]

Lasciamo stare poi consigli potenzialmente dannosi, tipo cambiare il liquido dei freni DOT4 con un DOT5 “resiste a temperature più alte”, tralasciando il fatto che il 4 e il 5 hanno basi diverse, le guarnizioni non sono compatibili, si danneggiano, e bisognerebbe al massimo sostituirlo con un 5.1 che però va cambiato molto più spesso.

Fatico un po’ a capire questo fenomeno, è una malcelata forma di esibizionismo che porta a fare l’ipotesi più complessa in assoluto per dimostrare che “se ne sa tanta”, oppure è una forma di pessimismo cosmico globale totale che porta a pensare che una lampadina bruciata sia il preludio ad un totale, brutale e catastrofico collasso dell’intero impianto elettrico?

Annunci

Non è la moto adatta! ( ovvero “meno pugnette e più moto” )

goldwing_offroadWeekend appena trascorso, “tragedy tornant training” organizzato da Motociclismo all travellers, oltre al solito gruppo di enduroni, enduri, endurini, enduretti si nota qualche personaggio che sembra fuori luogo: un tizio con una Honda Goldwing che si fa tutto il corso di guida offroad girando su una pista da cross, un altro tizio con un BMW R65 d’epoca, con tanto di parabrezza e valigie rigide, e una ragazza con una Honda CB500, questi ultimi due hanno felicemente finito il giro offroad della domenica, guado compreso, senza sdraiarsi, senza rallentare minimamente il gruppo e senza nessun tipo di problema.

 tragedytornant_BMW_guadoE, al solito, sul web spuntano i commenti “ma che senso ha con una moto del genere?” “ma dove starà il divertimento?”, penso sia l’ennesima conferma di due assiomi:

-primo: ognuno si diverte come stracazzo gli pare (e a vedere le facce dei pazzi di cui sopra, a fine giro, si sono divertiti eccome)
-secondo: le moto sono mediamente più elastiche dei motociclisti.

Sul primo punto c’è poco da discutere, uno della propria moto fa quello che vuole e non ci piove.

Sul secondo invece si potrebbe aprire una discussione epocale, ma, di fatto, un CB500 non si smonta se gli fai fare dello sterrato anche “mediamente” impegnativo (in rapporto al fatto che è una stradale, non parlo di portarla in mulattiera), una moto da turismo non esplode se finisce in acqua fino ai mozzi e, all’estremo opposto, qualcuno si diverte anche a portare in pista una endurona.

 LEOK1_adventure_pista

So anche di qualcuno che ci è rimasto male vedendo locals che scalavano le dune in Africa a bordo dei ciclomotori più improbabili e, personalmente, ho tirato una delle migliori facciate della mia vita seguendo un amico su un vecchio guzzi in fuoristrada.

La domanda è utragedytornant_CB500n tantino retorica ma non sarà che, forse, è meglio provare prima di emettere sentenze o, se non si vuole provare (punto di vista rispettabilissimo) è meglio evitare di emettere sentenze? Il rischio è quello di venire clamorosamente smentiti da una ragazza su una moto che di fuoristradistico non ha NIENTE e che probabilmente, prima di questo, aveva fatto offroad al massimo su un tratto di strada con l’asfalto in rifacimento 😀

(Ringrazio Mario Ciaccia di “Motociclismo” per le fotografie in off, e LEOK1 del forum LC8.org per la foto del kappone in pista)

 

Noi motociclisti veri… e soprattutto svegli.

image

Prendere pioggia fa parte del gioco dell’andare in moto.
Può perfino avere un che di romantico.
Quando è una roba tipo il diluvio biblico di oggi può perfino diventare epico.

Un gioco di equilibrio e gas, scrosci violenti, quattro dita di acqua sull’asfalto.
Le auto che incroci sollevano onde che ti sferzano, e tu in jeans, scarpe da ginnastica e giubbotto traforato estivo, ti senti un figo che sfida gli elementi.

Ti senti  un eroe.

Poi smette, e ti ricordi che nella borsa laterale avevi la tuta antiacqua.

image

E ti senti un coglione.
Vado a finire di stendere i vestiti.

Parkinson? No grazie…

Estate, tempo di caschi da offroad, cupolini bassi (almeno per me) e… becche che vibrano.
E’ un fenomeno che dipende dalla combinazione di almeno tre fattori:
Forma della becca
Altezza del cupolino
Altezza del pilota

A molti penso sarà capitato questo fastidioso fenomeno, a partire da una determinata velocità, l’aletta parasole dei caschi da offroad o di quelli dual sport (quelli con la becca e la visiera, per intenderci tipo givi tourer, x-lite 501 o arai Tour-X) innesca una fastidiosa vibrazione che può addirittura arrivare a far tremare il casco, e in ogni caso, dopo tre ore di autostrada rincoglionisce completamente.

Proviamo a dare una spiegazione aerodinamica della cosa, partendo dal presupposto che io NON conosco l’aerodinamica e me la sono fatta spiegare a mia volta.

Quando l’aria corre lungo una superficie, in questo caso la becca del casco, nel flusso di aria più vicino alla plastica si creano delle turbolenze che, quando si staccano dalla becca, innescano una vibrazione, tante minuscole turbolenze, innescano tanti minuscoli vortici, e alla fine ti sembra di avere il parkinson.

image

In alternativa alle soluzioni più drastiche come cambiare cupolino, cambiare casco, cambiare moto, tagliarvi un pezzo di collo, ieri ne ho provata una che si è rivelata sorprendentemente efficace; l’idea era inventare qualcosa che “staccasse” il flusso di aria dalla superficie della becca in modo da eliminare le turbolenze, ovviamente senza per questo rovinare l’aerodinamica del casco, e possibilmente in modo esteticamente decente. La cosa si è rivelata più facile del previsto… un pezzo di profilo in gomma per portiere delle auto, ha una sezione abbastanza aerodinamica, uno spessore sufficiente a modificare il flusso e, soprattutto, si applica in un attimo senza nessun tipo di modifica irrversibile.

image

Il primo collaudo su strada statale aveva lasciato ben sperare, stamattina la prova in autostrada, fino a 130 fissi, montando un cupolino più basso di 4 dita rispetto all’originale, rimane solo qualche residua leggera vibrazione passando in scia delle auto o dei camion, ma rispetto a prima la situazione è migliorata in maniera impressionante e, dai, non fa nemmeno così schifo esteticamente, si nota poco, e i profili si trovano nei negozi di autoaccessori in colori diversi.

Inoltre, applicandolo anche sul casco della morosa, quando capita che mi dia una craniata, non si sente più il fastidioso STOCK di plastica contro plastica!

Nuovo progetto, mi serve il vostro aiuto.

strada-di-campagna-20121113-1Purtroppo il preventivato viaggio in Georgia e Armenia è tornato nel cassetto dal quale era uscito, se voglio sperare di ri-laurearmi entro ottobre ho poco da cazzeggiare quest’estate.
E purtroppo il raduno in pista da cross è defunto per mancanza di interesse, quando ho lanciato l’idea ho ricevuto una marea di “bello”, “mi piace”, “ci sono”, “facciamolo”; quando ho aperto le pre-iscrizioni (nemmeno impegnative eh? 🙂 ) ci sono stati ben SETTE iscritti… visto che ne servivano almeno sei volte tanti, il progetto torna anche lui nel cassetto, non disperate, forse ci si riproverà.

Resta davanti una estate da riempire, senza spendere un cifrone e senza andare chissà dove; quindi perchè non rimanere in Italia, dedicandosi a un progetto che molti hanno iniziato ma, a quanto mi risulta, non è ancora stato completato?

“POLENTA&CANNOLI tour”

 

STRADA APPENNINILedisengentlemen, medamsemessieur, una traversata d’Italia in off a portata di bicilindrico?
Senza divieti, senza mulattiere, senza dover smontare la moto pezzo per pezzo per farla transitare sugli impraticabili, secondo me è possibile.

Il problema è che costruire un itinerario del genere a tavolino è utopistico, divieti, strade mappate strane, strade asfaltate da un giorno con l’altro o chiuse con sbarra, ci vuole qualcuno che conosca bene la zona in cui si gira, quindi perchè non farsi aiutare dai locals?

Io so solo che conto di partire da Brescia e arrivare in Sicilia, passando per dove non ne ho ancora idea, chiedo quindi a chiunque ne abbia voglia di mandarmi un pezzo di itinerario, accompagnarmi per un pezzo, anche solo per “ti faccio attraversare il mio comune” o “conosco dieci Km di strade di campagna dietro a casa mia”.

 

STRADASUDNON MI INTERESSANO gli itinerari “segreti”, quelli che fanno solo i locali perchè se no il contadino si incazza.
MI INTERESSANO le strade sterrate, i viottoli di campagna, le interpoderali, tutte quelle da cui si può transitare senza problemi, non è importante che abbiano un interesse fuoristradistico o paesaggistico, attraversare la pianura Padana aspettandosi paesaggi mozzafiato è piuttosto difficile (anche se da qualche parte ci sono).

L’importante è toccare meno asfalto possibile, in assoluto.

Se ben pubblicizzata potrebbe anche essere una bella dimostrazione che è possibile fare fuoristrada in pieno rispetto dei posti che i attraversano, senza litigare con i proprietari, gli ambientalisti, gli escursionisti e i ciclisti.

Chi mi da una mano? 😀

Il CowBoy raduno prende forma!

07 giugno
Pronti per girare in fettucciato con le vaccone?
Questa non è ancora una iscrizione impegnativa, serve solo per avere un numero realistico dei possibili partecipanti.
La location esatta non è ancora stata stabilita, sarà comunque nelle immediate vicinanze di Brescia.
Nemmeno il costo è ancora stato stabilito, dipende dagli iscritti! Prometto comunque che, al momento dell’apertura ufficiale delle iscrizioni, sarete i primi a saperlo.

E sarete i primi a sapere anche i dettagli delle sorprese che stiamo covando!city-trailer-truck-for-motocross

Cosa prevede il programma:
– Giri in pista da cross e/o fettucciato
– Possibilità di frequentare un mini-corso base di offroad, dedicato a chi non ha mai messo le ruote fuori dall’asfalto e vuole provare con un istrutture SERIO (tranquilli, non sono io)
– Premi a sorteggio
– Stand
– Panini&Salamina&birra

 

Periodicamente vedrò di aggiornare la lista dei partecipanti qui sotto (no, non lo so fare in automatico). Ovviamente le vostre mail NON verranno divulgate e non riceverete pubblicità di nessun genere, tranne le comunicazioni strettamente attinenti al raduno.
Se qualcuno non volesse comparire nella lista (metti che vuol venire all’insaputa della moglie? Chi sono io per impedirglielo?) è pregato semplicemente di scriverlo nell’ultimo campo, e verrà accontentato

E perchè non girare in pista?

1240093_369072116564012_1335882607_n[1]

 

Che dite, e se organizzassimo una giornata in pista da cross solo per moto oversize?

C’è la possibilità, se siamo abbastanza, di riservare per mezza giornata (o forse anche per tutta) il pistone di cui sopra, qui vicino a Brescia.
Giri in pista senza motorette resin’ (non per razzismo, hanno un passo troppo diverso e alla fine ci si divertirebbe meno tutti), chiacchiere, casino e magari una grigliatina… Perchè no?
Ho già postato la stessa cosa su facebook ma non tutti lo seguono o ricevono le notifiche dalla pagina, quindi propongo la cosa anche qui, e chi è interessato è pregato di lasciare una traccia nei commenti. Gli aggiornamenti verranno pubblicati sia qui che su FB.

Fatevi sotto!

GIVI X.08 X-MODULAR, due righe a proposito.

GIVI X.08 X-MODULAR, due righe a proposito.

Premesso che non amo i modulari, visto che un amico chiedeva info in merito alla categoria e sono riuscito ad averlo in prestito per qualche giorno, ne approfitto per scrivere qualcosa sull’attrezzo in questione.

Perchè non amo i modulari? Perchè, secondo me, il casco la faccia la deve riparare, punto. Quindi la possibilità di alzare la mentoniera non la trovo di alcuna utilità e rende il casco inutilmente più pesante e macchinoso, se voglio prendere aria, alzo la visiera.

L’unica comodità che ho trovato è la possibilità di fare fotografie con una reflex, che non ha il liveview, senza toglierlo. Ma direi che è un vantaggio da poco, soprattutto perchè sono rimasto uno dei pochi barboni ad avere una reflex senza la possibilità di scattare guardando il display invece del mirino.
Cercherò comunque di essere il più obiettivo possibile, il casco in questione è questo:

http://www.givi.it/Caschi/MODULARI/X.08%20%20X-MODULAR

Peso, taglie, caratteristiche, trovate tutto li, al solito non sto a riscrivere e vado al dunque.
Ho potuto farci un paio di centinaia di Km, dalla città all’autostrada, la cosa che mi ha colpito di più è l’assoluto isolamento dall’aria, il deflettore sotto al mento lavora davvero bene, non ci sono spifferi di nessun genere nemmeno alla base del collo, e questo è bene.
Per contro, se uno come me è abituato a sfilare un casco integrale, lo stesso deflettore cerca di scardinarti il naso ogni volta. Basta aprire il casco prima di toglierlo ed il problema non si pone, d’altronde, se è un modulare, perchè non modularizzarlo?
Gli interni sono comodi, è completamente sfoderabile e, rispetto al mio X.01 tourer trovo calzi appena più stretto, pensavo fosse dovuto al fatto che questo era nuovo, ma anche la parte superiore meno imbottita è più fasciante, quindi non credo sia dovuto all’uso, as usual, il casco è sempre da provare, comunque direi che, come forma, si avvicina più ad arai che a shoei, per citare due marche “di riferimento, io shoei non riesco ad indossarlo mentre con arai mi trovo bene.

L’apertura è comoda, a patto di premere BENE a fondo il tasto, altrimenti ci si potrebbe trovare a litigare un po’, lo scatto che blocca la visiera in posizione sollevata invece è piuttosto duro, è una sicurezza in più, ma le prime volte si rischia di non spingerla completamente indietro.

Questo è il primo modulare che provo e pensavo che, andando in giro a mentoniera alzata, l’effetto vela fosse molto più forte, a velocità normali invece non ho notato grande resistenza, ovviamente non ho provato a velocità tangenziale/autostrada, andare a 130 con un casco aperto, secondo me, è invogliare il primo moscone nei paraggi a piantartisi sui denti e, se non fosse che fa una brutta fine, farebbe anche bene, te lo meriti 😀
Il visierino parasole ha una bella estensione, solo abbassando lo sguardo per guardare gli strumenti il bordo interferisce un po’, non che li renda illeggibili o dia fastidio ma c’è e si vede. In compenso, sempre a velocità “umane” si può girare tranquillamente a visiera alzata senza turbolenze. Comodo il rientro a molla, più veloce dei sistemi a cursore (Tipo quello dell’X.01 TOURER), basta toccare il pirulo e “BOING” la visiera salta su in un attimo. Mi è piaciuto anche se, abituato al tourer, le prime volte ho fatto un po’ fatica a trovare il suddetto pirulo. Abitudine.

La visiera appanna un po’ quando fa freddo e si viaggia a prese d’aria tutte chiuse, assolutamente non come altri caschi che ho avuto che costringevano a girare a visiera aperta, ha comunque un primo scatto per l’antiappannamento ed è predisposta per il visierino pinlock che, sempre a mio modestissimo giudizio, è l’unico sistema veramente efficace e definitivo per risolvere il problema della condensa. Proprio questo primo scatto fa un sonoro “CROCK” quando viene aperto, cosa che tutte le altre posizioni intermedie della visiera non fanno.

Le considerazioni su aerodinamica e silenziosità sono sempre condizionate al tipo di moto, al parabrezza, all’altezza ed alla posizione in sella, prendetele quindi con beneficio d’inventario:
L’X.08, sul KTM adventure col cupolino di serie, non è un casco silenzioso, la sporgenza del meccanismo di rotazione crea una turbolenza rumorosa piuttosto sonora, provando ad abbassare la testa dietro al cupolino (che sulla MIA moto non è una posizione naturale, ma almeno simula un po’ l’uso di un parabrezza più alto tipo il touring), la rumorosità diminuisce un po’, ma resta comunque (ovviamente) più rumoroso di un integrale. Sarebbe da provare su una moto con una protezione più turistica, se qualcuno l’ha fatto e vuole dire la sua, mi fa piacere.
In compenso la stabilità è buona, anche restando in scia ai camion in autostrada, non si sentono scuotimenti che sono avvertibili con alcuni altri caschi (integrali compresi)

Ultima nota, la visiera, aperta al primo scatto, sulla mia moto e col mio cupolino, vibra, la cosa curiosa è che basta spostare un pelo il casco e la vibrazione smette, non si ripresenta nemmeno guidando in piedi oltre i 100Km/h col casco completamente scoperto. Probabilmente ho una sfigatissima turbolenza che va a crearsi esattamente in quel punto.

Conclusioni, lo prenderei? No, come non prenderei un modulare di nessun’altra marca, a prescindere da qualsiasi considerazione, ma per una mia scelta personale.

Lo consiglierei? Si, se uno vuole un modulare ben rifinito, con alcune soluzioni interessanti, completamente sfoderabile, e con un rapporto qualità/prezzo eccezionale (meno di 200 euro di listino, e con sostanziosi sconti cercando un attimo), sicuramente lo consiglierei.

abbigliamento tecnico SIXS, fu vera gloria?

Il 3 dicembre, nell’articolo “L’abbigliamento, o meglio, cosa c’è sotto”, sentenziavo solennemente che, a mio giudizio, il materiale migliore come primo strato è la lana merino.

il 29 dicembre, Marco Dall’Olmo di SIXS mi scrive:
dopo avere letto con interesse l’articolo del suo blog che parla di prodotti intimi tecnici , il desiderio di poter tentare di farle cambiare idea è irresistibile !!
Certamente anche se il legno è il materiale naturale da costruzione più elastico e duttile, non si può negare che le prestazioni dell’acciaio consentano di superare i limiti dell’impiego del legno .

Allo stesso modo ci piacerebbe dimostrarle che le elevate performances della lana in quanto a “isolamento termico” vengono superate da una struttura tessile moderna che consenta di mantenere la pelle asciutta in tutte le circostanze e il capo parimenti asciutto. Ovviamente in combinazione con un adatto “secondo strato” .”

SIXS-indossato[1]

Dopo diverse peripezie con un corriere palesemente minorato, ecco quindi arrivarmi un bel cartone contenente: una t-shirt TS1 due maglie leggere a maniche lunghe TS2 e TS13, due sottocaschi WTB e WTL, maglia e pantaloni della serie “winter tourism” full WTJ e WTP, un paio di sottoguanti GLX e un paio di calzini MOT S.

Come al solito per la parte strettamente tecnico-descrittiva rimando al sito SIXS, io parlerò più delle mie impressioni, iniziando dalle conclusioni.
Mi hanno fatto cambiare idea? Si.
Hanno effettivamente le performances promesse? Anche si.
Quindi basta con la lana merino? Ehm…

Perchè “Ehm”? Perchè paragonare i prodotti sixs alla lana merino “comune” è come paragonare Porsche e Volkswagen, fanno entrambe automobili, automobili di ottima qualità, ma appartenenti a segmenti nettamente diversi. Si tratta di un prodotto che effettivamente non avevo mai provato, SICURAMENTE superiore a qualsiasi filato sintetico mi sia passato per le mani e mette in secondo piano anche la lana, ma la fascia di prezzo è quella dei prodotti al top.

Comunque tralasciamo le considerazioni economiche e descriviamo un po’ ‘sto prodotto, tra impegni di lavoro, universitari e tempo orrendo, non sono riuscito ad usarli in moto quanto avrei voluto, qualche uscita però l’ho fatta, e anche in condizioni sicuramente non ottimali, sia fuoristrada che usando la moto come mezzo di trasporto in abiti civili. Inoltre ho approfittato del maltempo per fare qualche uscita in montagna e per scalare un po’ in palestra.
I capi più leggeri (le maglie della serie TS) appena indossati danno una sensazione curiosa, il tessuto non è ne freddo ne caldo, prende esattamente la temperatura corporea e la mantiene anche sudando parecchio, il taglio estremamente aderente fa sentire “fasciati”, un po’ come i capi a compressione graduata che vanno tanto di moda adesso nell’abbigliamento sportivo; io l’ho trovata una sensazione gradevole, se non fosse per la sensazione di isolamento termico, ci si potrebbe dimenticare di indossare una maglietta, non si sentono cuciture, pieghe, qualsiasi altro capo indossato sopra scivola senza problemi. In sostanza la vestibilità è ottima, da questo punto di vista la lana è nettamente superata perchè, essendo meno elastica, capita che si arrotoli o si sposti, e con l’uso l’elasticità tende a diminuire ulteriormente facendo allargare il capo. Le maglie che sto usando adesso non hanno alle spalle sicuramente decine e decine di lavaggi, ma in alcuni mesi sono passate in lavatrice diverse volte, e una volta, per sbaglio, anche in asciugatrice nonostante sull’etichetta sia sconsigliato. Nessun cambiamento apprezzabile, le maglie sono perfettamente aderenti come appena tolte dalla scatola.

La prima uscita fuoristrada l’ho fatta per provare a girare qualche spezzone video piazzando delle telecamere lungo il percorso, pioveva, c’era fango, e si è trattato di un lavoro di “fermati-metti la telecamera-riparti-gira la moto a mano-riparti, rifermati, recupera la telecamera-gira la moto-riparti” un continuo tira-spingi-viaggia sotto la pioggia e nel fango, il risultato è stata una sudata EPICA con una temperatura esterna intorno ai 5°, alla fine i video sono risultati una porcata irriproducibile, ma se non altro sono rimasto caldo ed asciutto. Anche in questo caso la lana è stata superata non tanto per una questione di termicità (secondo me paragonabile), quanto per il fatto che la lana, quando si inumidisce, diventa “molle” e se usata come strato intimo tende a fare pieghe e grinze che alla lunga danno fastidio.

er-tourism-Full-Winter-Tourism-Jacket-traspirante-termoregolante-sudore-protegge-dal-freddo-moto-sci-sport-neve-six-original-carbon-underwear-indossata[1]Della linea winter tourism sono riuscito a collaudare “bene” solo la maglia full WTJ, sia girando in moto sia come felpa leggera per andarci in giro, il taglio è assolutamente “civile”, a differenza dell’intimo che ha una trama particolare e loghi abbastanza vistosi, questa è tutta nera con solo un piccolo logo quasi invisibile sul collo. L’apertura sul collo, con la cerniera inclinata verso la spalla sinistra, l’avevo già provata su altre felpe, è particolarmente comoda sotto alla giacca da moto invernale; capita infatti che tra la cerniera della giacca, quella della fodera impermeabile della medesima, e la cerniera del colletto della maglia, sotto al mento si formino sgradevolissimi grumi metallici di cursori e cuciture, averne una in meno fa sempre piacere, inoltre il cursore è protetto da un risvoltino in pile, la cura dei dettagli è sempre una bella cosa. A voler essere particolarmente pignoli io ho trovato il colletto un filo troppo stretto, ma è un problema che mi si presenta spesso anche con le camicie, qualcuno sostiene che possa essere io ad avere il collo grasso. Smentisco categoricamente, sono sicuramente muscoli. La maglia isola molto più di quanto il peso possa lasciar supporre, stamattina sono uscito con una bella giornata di sole, la temperatura era intorno ai 12°, nel pomeriggio, come troppo spesso sta succedendo, ha iniziato a piovere e la temperatura è scesa intorno ai 4° e, comunque, con questa e la TS1 sotto, non ho avuto problemi di freddo. Abbinandola ad una maglia a maniche lunghe tipo la TS1 penso si possa girare senza grossi problemi fino agli 0°, per temperature più basse, aggiungerei uno strato, tipo un gilet in pile SOPRA la full WTJ.

Dei pantaloni posso solo dire che sono abbastanza aderenti da non creare fastidiosi effetti “pannolone” ma non tanto da strizzare i gioielli di famiglia come succede con qualche sottopantalone studiato per altri sport che non si praticano in posizione seduta (tipo alcune calzamaglie da fondo o da ciclismo), mi riservo di provarli meglio nel giro di poco tempo.

Dei due sottocasco, per ora, ho sfruttato solo il WTB, quello con la parte inferiore antivento, bello, aderentissimo, senza cuciture ed abbastanza sottile da non dare fastidio nemmeno sotto a caschi piuttosto stretti (provato sia con l’X-lite 501 che calza decisamente stretto, che con il GIVI Tour X-01 che ha una calzata più abbondante. Il collo è disegnato molto bene, non crea fagotti con il cinturino del casco, ed è tagliato più corto sulla parte posteriore in modo da non interferire col casco, tutta questa aderenza si ripercuote un po’ sulla comodità nel metterlo e toglierlo, l’imboccatura è infatti un tantino stretta e bisogna tirare un po’. Considerato che è un capo da turismo, si suppone di non metterlo e toglierlo ogni dieci minuti, mi sembrava giusto riportarlo ma è un peccato veniale.

glx[1]La cosa che ho trovato ASSOLUTAMENTE SPETTACOLARE sono i sottoguanti GLX, io ho le mani particolarmente grandi e spesso capita che anche i guanti taglia XL mi siano un po’ corti di dita, sopporto quindi malissimo i sottoguanti classici con cuciture, li uso se ci sono costretto, ma appena posso me ne libero. I SIXS hanno le cuciture che sono veramente inavvertibili e me li sto godendo tantissimo, inoltre, a dispetto dello spessore minimo, hanno anche un’ottima termicità… e ci funziona il touchscreen del telefono, così mi basta togliere solo i guanti!

Ah, a titolo di curiosità ho sfruttato tantissimo la t-shirt TS1 nell’uso quotidiano, l’ultimo hard test è stato indossarla sotto ad una maglia a maniche lunghe GRIGIA per andare a sostenere il temutissimo esame di diritto penale. Se è riuscita a non farmi fare le pezze, in un’aula riscaldata, mentre me la facevo sotto discutendo l’orale, vuol dire che va DAVVERO bene! 😀

Conclusioni? Si, i prodotti SIXS a mio giudizio sono effettivamente prestazionalmente superiori alla lana, se poi parliamo di prodotti in lana di marche blasonate, vincono a mani basse perchè i prezzi sono più o meno allineati, se invece li paragoniamo a prodotti di fascia bassa, allora penso che la lana abbia ancora un rapporto qualità/prezzo migliore, a patto di accettare una durata nel tempo nettamente inferiore (ho magliette che si sono strappate o sformate nel giro di pochi mesi di utilizzo, al punto di essere diventate impresentabili anche se ancora utilizzabili) ed una vestibilità meno comoda.
Per un uso regolare e “impegnato”, penso sia diventato il mio nuovo marchio preferito