Etichettato: abbigliamento tecnico

Isolamento, impermeabilità, traspirazione… un po’ di chiarezza

Visto che, finalmente, sembra stia smettendo di piovere a favore di un bel freddo tonificante, vorrei riprendere l’argomento “abbigliamento invernale” che avevo già trattato QUI, e parlare un po’ di membrane ed imbottiture.

Giusto poco fa, leggevo una discussione su Facebook nella quale qualcuno sosteneva che il goretex “è impermeabile e traspirante ma, a causa di questa sua peculiarità, non è adatto a proteggere dal freddo”; più giù qualcuno sosteneva che col goretex ci si bagna “se non si mette una vera membrana impermeabile sotto” e più giù ancora che “il meglio è la cerata”.
Direi che c’è un po’ di confusione, soprattutto perchè impermeabilità ed isolamento sono due cose totalmente diverse.

L’impermeabilità, come è facile intuire, è la capacità di non far passare l’acqua da un lato all’altro di una membrana, quando l’impermeabilità è assoluta, non passa nemmeno il vapore.
L’isolamento è la capacità di mantenere una temperatura costante al variare della temperatura esterna.

Il miglior isolante che esista è l’aria ferma ed asciutta, ecco perchè i capi più isolanti sono quelli che riescono a trattenere più aria. Una imbottitura di buona qualità, occupa un sacco di volume con una minima quantità di materiale, nel caso delle imbottiture sintetiche si misura il peso al metro cubo, nel caso del piumino si usano i CUIN (CUbic Inches), che indicano il volume, in pollici cubi, di un’oncia di piuma, sono due unità di misura opposte ma che misurano esattamente la stessa cosa: quanta aria riesce ad intrappolare una certa quantità di imbottitura. Imbottiture di scarsa qualità sono dense, pesanti, ed hanno dentro pochissima aria, quindi isolano poco.

CUINIl miglior impermeabile che esista, è la plastica, o il tessuto cerato, o spalmato, comunque a tenuta stagna

Il problema è che spesso l’impermeabilità va a scapito della termicità.
E questa è la cosa che crea più disorientamento, come può un tessuto più impermeabile essere meno termico di uno addirittura NON impermeabile? Semplicemente perchè oltre all’umidità esterna, c’è quella interna, noi sudiamo, sempre, comunque, anche restando fermi, anche se fa freddo. Magari sudiamo meno, ma la traspirazione corporea avviene SEMPRE, e quando la traspirazione incontra uno strato esterno impermeabile e freddo, ci si condensa sopra e da vapore si trasforma in acqua. E siamo bagnati…

A questo punto entrano in gioco le membrane traspiranti, Gore-Tex, Sympatex, Drytex, H2Out, sono tutti marchi commerciali che indicano tessuti che -nelle intenzioni del

proprietatessutiproduttore- tengono fuori l’acqua e fanno uscire il vapore in modo da evitare che si formi condensa.

Quindi no, il goretex non tiene caldo, ma perchè non è nato per tenere caldo, è nato per tenere asciutti e per evitare condensa.
E le cerate? Le cerate NON sono “più termiche del Gore-Tex” (o di qualsiasi membrana), sono semplicemente più impermeabili, l’impermeabilità di un tessuto si misura in mm di acqua, ovvero l’altezza della colonna d’acqua (e quindi del peso, e della pressione, della medesima) che il tessuto può sopportare prima di iniziare a farla trafilare. Una cerata, o una ipotetica giacca di plastica, ha teoricamente una impermeabilità assoluta, una membrana traspirante è inevitabilmente “meno” impermeabile, parliamo comunque di colonne d’acqua talmente alte da potersi considerare comunque a tenuta anche quando, viaggiando in velocità, l’acqua sbatte sul tessuto conforza e quindi con una pressione maggiore della semplice pioggia. Il problema delle cerate è che non traspirano NULLA e quindi torniamo al problema della condensa, spendiamo un cifrone di abbigliamento intimo ultra tecnico, che allontana il sudore dalla pelle, lo trasporta all’esterno, tiene asciutti, non puzza e ci fa anche due coccole, e poi il sudore trasportato all’esterno dalle fichissime mutande tecniche, si scontra con la cerata, condensa, e voilà, palle in umido.

Quindi, a mio modestissimo giudizio, la cerata è superiore solo in un caso: quando si debba guidare per ore ed ore sotto l’acqua battente, e solo per evitare di trovarci con l’esterno del completo fradicio, pesante dodici Kg, e che ci mette tre giorni ad asciugare. Per il resto, una bella membrana, con sotto una bella imbottitura è sempre migliore.

E vorrei aggiungere due righe riguardo al windstopper, che secondo alcuni è il non plus ultra da portare sotto al completo in cordura. Mi spiace, ma non serve assolutamente a nulla di più di un buon pile, anzi è meno caldo: il windstopper, come dice il nome, ha una membrana antivento laminata al pile che serve a fermare l’aria, per leggera e sottile che sia, anche lei riduce la traspirazione. Quindi, considerato che abbiamo GIA’ addosso uno strato (anzi, coi completi invernali spesso tre) che è perfettamente antivento, che senso ha metterne un quarto sotto, quando lo stesso effetto isolante, o addiruttura migliore, si ottiene con un semplicissimo pile?

Lo stato dell’arte.

1747 Tekno N 1Se non fosse per la versione con gli inserti giallo fluo, che sono un po’ il marchio di fabbrica di Clover, guardando il completo Tekno verrebbe in mente la frase “Ogni cliente può ottenerne una colorata di qualunque colore desideri, purché sia nero” (H. Ford).

Il Tekno è serio, essenziale, quasi minimalista, non ha tasconi applicati, patelle, prese d’aria arrotolabili o soluzioni più o meno futuristiche, non cerca di attirare l’attenzione. Anzi, se non la si osservasse nei dettagli sembrerebbe un completo quasi “povero”, invece andando a guardarla meglio ci si rende conto che siamo di fronte a un capo con degli altissimi contenuti tecnici, e che solo su quelli basa la sua ragion d’essere, come ho scritto nel titolo, secondo me, è lo stato dell’arte nel campo dei completi motociclistici in tessuto.

Iniziamo col dire che la giacca è una delle pochissime giacche interamente omologate a livello 2 secondo la normativa EN 13595, ed il pantalone, a quanto mi risulta, è l’unico sul mercato. Ho scritto “interamente” perchè in commercio si trovano parecchi capi che hanno inserite protezioni omologate a livello 2 ma che, di fatto, non lo sono nella loro interezza in quanto il tessuto non supera i test di abrasione e strappo richiesti dalla normativa e quindi, di fatto, non sono omologati.
Il tessuto della tekno supera il test di abrasione resistendo per oltre nove secondi, per avere un riscontro, la pelle delle tute è intorno ai 4 secondi (e nemmeno tutte), tranne quelle omologate che raggiungono i 7, valore minimo per ottenere l’omologazione.

mesh3DMi hanno prestato un completo Tekno per un paio di settimane e, al solito, faccio le mie personalissime considerazioni, la prima impressione, appena indossata la giacca, è “madonna se è rigida”, il tessuto esterno ha una mano piuttosto pesante e, inoltre, è interamente foderato in rete 3D e la sensazione indosso è abbastanza strana. Secondo me è più simile al peso di un capo in pelle che di quello in tessuto, di sicuro la sensazione di protezione è favolosa, e l’isolamento anche; non essendo riuscito a provarla col caldo, non mi pronuncio in merito. Ho provato ad aprire le prese d’aria ed ho avuto freddo, questo è certo, di più non so. Secondo Clover, la rete 3D dovrebbe contribuire a distribuire l’aria che entra dalle prese evitando l’effetto “coltellata gelida” solo dietro la presa d’aria.
Con l’imbottitura inserita invece, la giacca diventa una vera corazza, in realtà il peso vero e proprio non è di molto superiore a quello di qualsiasi altro capo in cordura a tre strati, ma tra tessuto pesante, rete 3D, membrana e fodera termica non si sente un millimetro di vuoto, la giacca aderisce come un guanto, non fa sbuffi, pance o pieghe, vale quanto detto sopra riguardo alla giacca di pelle, qui sembra di avere indosso una tuta da pista, bisogna farci un attimo l’abitudine ma a me la sensazione è piaciuta.

tekno_fangoQuello che invece ho trovato forse eccessivo è l’isolamento, per le temperature a cui l’ho provata (mai sotto zero, al massimo un paio di gradi sopra), l’imbottitura per me era troppa roba, al punto che mi son ridotto a girare in maglietta ed infilarmi frettolosamente il pile appena mi fermavo e toglievo la giacca. Quindi ho praticamente sempre usato solo lo strato esterno con la membrana inserita, senza imbottitura termica. Ovviamente esistono anche le temperature sotto lo zero, ed esistono anche persone più freddolose di me (io sono la dannazione della mia compagna, voglio le finestre aperte in camera da letto anche in gennaio), quindi quello sopra è un giudizio che lascia il tempo che trova.

Tasche ce ne sono un’infinità, 8 di cui 6 a tenuta stagna, tutte piuttosto aderenti, meglio quindi evitare di metterci grossi mazzi di chiavi o roba ingombrante e spigolosa, il massimo che ci sta è una macchina fotografica compatta, un cellulare o il portafogli. Parlandone con Clover, la risposta è stata “se cadi ed hai in tasca qualcosa, ti fai del gran male”, nulla da eccepire.

Belli anche i pantaloni, qui stavolta l’essenzialità è al limite, due tasche laterali stagne, due prese d’aria e stop, in compenso hanno le bretelle, la vita è bella alta e la possibilità di giuntarli alla giacca con una cerniera decisamente lunga rendono l’insieme assolutamente a prova di spiffero invernale, anche i pantaloni sono omologati a livello 2 quindi valgono le stesse considerazioni sullo spessore del tessuto fatte riguardo la giacca.

Un’ultima nota riguarda il prezzo del completo, sicuramente non è regalato, ma è assolutamente allineato (anzi, in diversi casi nettamente meno costoso) dei capi top di gamma di tante altre ditte che non presentano l’omologazione e, in alcuni casi, nemmeno una qualità lontanamente paragonabile a questa, e parlo di marche ritenute al top sul mercato.
E sempre restando in tema di prezzi, è anche meno cara della diretta concorrente omologata livello 2 (la spidi ergo 365 expedition, che costa un buon paio di centini di più).

 

abbigliamento tecnico SIXS, fu vera gloria?

Il 3 dicembre, nell’articolo “L’abbigliamento, o meglio, cosa c’è sotto”, sentenziavo solennemente che, a mio giudizio, il materiale migliore come primo strato è la lana merino.

il 29 dicembre, Marco Dall’Olmo di SIXS mi scrive:
dopo avere letto con interesse l’articolo del suo blog che parla di prodotti intimi tecnici , il desiderio di poter tentare di farle cambiare idea è irresistibile !!
Certamente anche se il legno è il materiale naturale da costruzione più elastico e duttile, non si può negare che le prestazioni dell’acciaio consentano di superare i limiti dell’impiego del legno .

Allo stesso modo ci piacerebbe dimostrarle che le elevate performances della lana in quanto a “isolamento termico” vengono superate da una struttura tessile moderna che consenta di mantenere la pelle asciutta in tutte le circostanze e il capo parimenti asciutto. Ovviamente in combinazione con un adatto “secondo strato” .”

SIXS-indossato[1]

Dopo diverse peripezie con un corriere palesemente minorato, ecco quindi arrivarmi un bel cartone contenente: una t-shirt TS1 due maglie leggere a maniche lunghe TS2 e TS13, due sottocaschi WTB e WTL, maglia e pantaloni della serie “winter tourism” full WTJ e WTP, un paio di sottoguanti GLX e un paio di calzini MOT S.

Come al solito per la parte strettamente tecnico-descrittiva rimando al sito SIXS, io parlerò più delle mie impressioni, iniziando dalle conclusioni.
Mi hanno fatto cambiare idea? Si.
Hanno effettivamente le performances promesse? Anche si.
Quindi basta con la lana merino? Ehm…

Perchè “Ehm”? Perchè paragonare i prodotti sixs alla lana merino “comune” è come paragonare Porsche e Volkswagen, fanno entrambe automobili, automobili di ottima qualità, ma appartenenti a segmenti nettamente diversi. Si tratta di un prodotto che effettivamente non avevo mai provato, SICURAMENTE superiore a qualsiasi filato sintetico mi sia passato per le mani e mette in secondo piano anche la lana, ma la fascia di prezzo è quella dei prodotti al top.

Comunque tralasciamo le considerazioni economiche e descriviamo un po’ ‘sto prodotto, tra impegni di lavoro, universitari e tempo orrendo, non sono riuscito ad usarli in moto quanto avrei voluto, qualche uscita però l’ho fatta, e anche in condizioni sicuramente non ottimali, sia fuoristrada che usando la moto come mezzo di trasporto in abiti civili. Inoltre ho approfittato del maltempo per fare qualche uscita in montagna e per scalare un po’ in palestra.
I capi più leggeri (le maglie della serie TS) appena indossati danno una sensazione curiosa, il tessuto non è ne freddo ne caldo, prende esattamente la temperatura corporea e la mantiene anche sudando parecchio, il taglio estremamente aderente fa sentire “fasciati”, un po’ come i capi a compressione graduata che vanno tanto di moda adesso nell’abbigliamento sportivo; io l’ho trovata una sensazione gradevole, se non fosse per la sensazione di isolamento termico, ci si potrebbe dimenticare di indossare una maglietta, non si sentono cuciture, pieghe, qualsiasi altro capo indossato sopra scivola senza problemi. In sostanza la vestibilità è ottima, da questo punto di vista la lana è nettamente superata perchè, essendo meno elastica, capita che si arrotoli o si sposti, e con l’uso l’elasticità tende a diminuire ulteriormente facendo allargare il capo. Le maglie che sto usando adesso non hanno alle spalle sicuramente decine e decine di lavaggi, ma in alcuni mesi sono passate in lavatrice diverse volte, e una volta, per sbaglio, anche in asciugatrice nonostante sull’etichetta sia sconsigliato. Nessun cambiamento apprezzabile, le maglie sono perfettamente aderenti come appena tolte dalla scatola.

La prima uscita fuoristrada l’ho fatta per provare a girare qualche spezzone video piazzando delle telecamere lungo il percorso, pioveva, c’era fango, e si è trattato di un lavoro di “fermati-metti la telecamera-riparti-gira la moto a mano-riparti, rifermati, recupera la telecamera-gira la moto-riparti” un continuo tira-spingi-viaggia sotto la pioggia e nel fango, il risultato è stata una sudata EPICA con una temperatura esterna intorno ai 5°, alla fine i video sono risultati una porcata irriproducibile, ma se non altro sono rimasto caldo ed asciutto. Anche in questo caso la lana è stata superata non tanto per una questione di termicità (secondo me paragonabile), quanto per il fatto che la lana, quando si inumidisce, diventa “molle” e se usata come strato intimo tende a fare pieghe e grinze che alla lunga danno fastidio.

er-tourism-Full-Winter-Tourism-Jacket-traspirante-termoregolante-sudore-protegge-dal-freddo-moto-sci-sport-neve-six-original-carbon-underwear-indossata[1]Della linea winter tourism sono riuscito a collaudare “bene” solo la maglia full WTJ, sia girando in moto sia come felpa leggera per andarci in giro, il taglio è assolutamente “civile”, a differenza dell’intimo che ha una trama particolare e loghi abbastanza vistosi, questa è tutta nera con solo un piccolo logo quasi invisibile sul collo. L’apertura sul collo, con la cerniera inclinata verso la spalla sinistra, l’avevo già provata su altre felpe, è particolarmente comoda sotto alla giacca da moto invernale; capita infatti che tra la cerniera della giacca, quella della fodera impermeabile della medesima, e la cerniera del colletto della maglia, sotto al mento si formino sgradevolissimi grumi metallici di cursori e cuciture, averne una in meno fa sempre piacere, inoltre il cursore è protetto da un risvoltino in pile, la cura dei dettagli è sempre una bella cosa. A voler essere particolarmente pignoli io ho trovato il colletto un filo troppo stretto, ma è un problema che mi si presenta spesso anche con le camicie, qualcuno sostiene che possa essere io ad avere il collo grasso. Smentisco categoricamente, sono sicuramente muscoli. La maglia isola molto più di quanto il peso possa lasciar supporre, stamattina sono uscito con una bella giornata di sole, la temperatura era intorno ai 12°, nel pomeriggio, come troppo spesso sta succedendo, ha iniziato a piovere e la temperatura è scesa intorno ai 4° e, comunque, con questa e la TS1 sotto, non ho avuto problemi di freddo. Abbinandola ad una maglia a maniche lunghe tipo la TS1 penso si possa girare senza grossi problemi fino agli 0°, per temperature più basse, aggiungerei uno strato, tipo un gilet in pile SOPRA la full WTJ.

Dei pantaloni posso solo dire che sono abbastanza aderenti da non creare fastidiosi effetti “pannolone” ma non tanto da strizzare i gioielli di famiglia come succede con qualche sottopantalone studiato per altri sport che non si praticano in posizione seduta (tipo alcune calzamaglie da fondo o da ciclismo), mi riservo di provarli meglio nel giro di poco tempo.

Dei due sottocasco, per ora, ho sfruttato solo il WTB, quello con la parte inferiore antivento, bello, aderentissimo, senza cuciture ed abbastanza sottile da non dare fastidio nemmeno sotto a caschi piuttosto stretti (provato sia con l’X-lite 501 che calza decisamente stretto, che con il GIVI Tour X-01 che ha una calzata più abbondante. Il collo è disegnato molto bene, non crea fagotti con il cinturino del casco, ed è tagliato più corto sulla parte posteriore in modo da non interferire col casco, tutta questa aderenza si ripercuote un po’ sulla comodità nel metterlo e toglierlo, l’imboccatura è infatti un tantino stretta e bisogna tirare un po’. Considerato che è un capo da turismo, si suppone di non metterlo e toglierlo ogni dieci minuti, mi sembrava giusto riportarlo ma è un peccato veniale.

glx[1]La cosa che ho trovato ASSOLUTAMENTE SPETTACOLARE sono i sottoguanti GLX, io ho le mani particolarmente grandi e spesso capita che anche i guanti taglia XL mi siano un po’ corti di dita, sopporto quindi malissimo i sottoguanti classici con cuciture, li uso se ci sono costretto, ma appena posso me ne libero. I SIXS hanno le cuciture che sono veramente inavvertibili e me li sto godendo tantissimo, inoltre, a dispetto dello spessore minimo, hanno anche un’ottima termicità… e ci funziona il touchscreen del telefono, così mi basta togliere solo i guanti!

Ah, a titolo di curiosità ho sfruttato tantissimo la t-shirt TS1 nell’uso quotidiano, l’ultimo hard test è stato indossarla sotto ad una maglia a maniche lunghe GRIGIA per andare a sostenere il temutissimo esame di diritto penale. Se è riuscita a non farmi fare le pezze, in un’aula riscaldata, mentre me la facevo sotto discutendo l’orale, vuol dire che va DAVVERO bene! 😀

Conclusioni? Si, i prodotti SIXS a mio giudizio sono effettivamente prestazionalmente superiori alla lana, se poi parliamo di prodotti in lana di marche blasonate, vincono a mani basse perchè i prezzi sono più o meno allineati, se invece li paragoniamo a prodotti di fascia bassa, allora penso che la lana abbia ancora un rapporto qualità/prezzo migliore, a patto di accettare una durata nel tempo nettamente inferiore (ho magliette che si sono strappate o sformate nel giro di pochi mesi di utilizzo, al punto di essere diventate impresentabili anche se ancora utilizzabili) ed una vestibilità meno comoda.
Per un uso regolare e “impegnato”, penso sia diventato il mio nuovo marchio preferito

L’abbigliamento, o meglio, cosa c’è sotto…

alpinismotendaL’abbigliamento tecnico, per qualsiasi attività, è arrivato ad un livello qualitativo tale da permettere di stare bene in qualsiasi condizione, anzi, trovo molto peggio il caldo torrido rispetto al freddo estremo: se ho freddo aggiungo uno strato, mi riparo dal’aria, mi imbottisco di più; se fuori ci sono 42° ho un bel da fare a scoprirmi, oltre al fatto che più di tanto non posso togliere (sia per ragioni di pubblica decenza, sia perchè sono assolutamente contrario all’andare in moto in maglietta e mutande), se la temperatura esterna è più alta della mia temperatura corporea, suderò come una bestia, mi disidraterò e magari rischierò anche di essere meno lucido che al freddo. Solo che l’abbigliamento tecnico, come qualsiasi accessorio “tecnico” appunto, va usato nel modo giusto, la miglior giacca del mondo, con il miglior pile sotto, o il miglior stivale in goretex, possono essere resi inutili da una maglietta o una calza sbagliata.

 Non ci saranno quindi consigli su un modello di giacca piuttosto che un’altra, qualsiasi completo giacca/pantalone di marca anche solo “decente”, garantisce una buona protezione per un uso normale. Se invece decidete di fare il vostro primo elefantentreffen e decidete di equipaggiarvi da zero, mandatemi un messaggio, magari qualche dritta va la posso dare. Cercherò invece di suggerire qualcosa per sfruttare al meglio l’abbigliamento invernale, sono cose che tanti conosceranno già ed avranno sentito mille volte, per altri invece ci può essere qualche novità.

Per quella che è la mia esperienza, aborro le magliette di cotone, sia in estate che in inverno, il cotone è un materiale idrofilo, è vero che assorbe il sudore estremamente bene, ma è altrettanto vero che la sua idrofilia non gli lascia “mollare” il sudore, e quindi il tessuto resta umido a contatto con la pelle. E’ facile immaginare come anche solo uno spiffero minimo di aria, a contatto con l’umido, diventi una lama piantata nella schiena.

Qualche tempo fa c’è stato il boom delle microfibre, ho acquistato kili di magliette tecniche in microfibra, e devo dire che vanno piuttosto bene, assorbono il sudore, asciugano in fretta, volendo ci si pulisce anche bene la visiera del casco; solo che, non so per quale motivo, dopo alcuni lavaggi, se vengono “sudate” e poi lasciate asciugare all’aria, tendono a puzzare di topo morto, durante un viaggio può non essere un problema in due casi:
Se potete fare il bucato spesso
Se ve ne fregate dei rapporti sociali 😀

La mia scelta definitiva ed assoluta, sia in estate che in inverno, è LA LANA! Si, questo materiale rivoluzionario derivante dalla più moderna tecnologia aerospaziale, secondo me è ancora il migliore in assoluto, tiene caldo anche da umida, non puzza, asciuga in un secondo ed isola come niente altro.

merino

Il fatto che sia isolante la rende un materiale fantastico anche in estate, le magliette ultrasottili in lana merino danno, secondo me, una sensazione di benessere migliore rispetto a qualsiasi altro materiale; durante le ultime due estati, per caldo torrido che fosse, ho usato magliette a maniche lunghe di merino, sotto al giubbino estivo traforato, oppure sotto alla pettorina da off, trovandomi bene come con niente altro.

Per le calze vale lo stesso discorso, la calza in cotone è malsana anche in estate, in inverno è malsana e scomoda perchè si inumidisce, quindi via di microfibre o, al solito, santissima lana. Per quanto riguarda le calze però è bene far notare una problematica in più… se sono troppo spesse, sono PIU’ FREDDE! Perchè? Semplice, perchè se comprimono il piede all’interno della scarpa, rallentano la circolazione e fanno avvertire più freddo. Vado in montagna da un po’ di anni (molti più di quelli da cui vado in moto), ed ho visto personalmente un tizio rientrare da un’uscita invernale con le dita dei piedi nere, dopo aver fatto il brillante ragionamento “ieri ho avuto freddo, oggi metto due paia di calze”, quello che ha rimediato è stato un principio di congelamento.

Qualcuno usa il calzino in seta, io tanto lo amo sotto lo scarpone da sci, quanto lo detesto sotto lo stivale da moto, per un motivo semplicissimo, la seta è una fibra estremamente termica, è vero, ed anche estremamente sottile: lo stivale da moto, a differenza di uno scarpone da sci, non ha imbottitura ma solo una fodera, fodera che, essendo direttamene a contatto con la tomaia, si raffredda per colpa dell’l’aria, preferisco quindi avere un minimo di spessore che eviti il raffreddamento per contatto.

Una cosa che i più non notano ma riduce parecchio la sensazione di freddo, è il modo in cui si appoggiano i piedi sulle pedane: se siete tra quelli che tengono appoggiata la punta del piede, probabilmente guiderete con il piede molto o poco flesso, questo rallenta la circolazione, insieme al fatto che lo stivale si piega e facilmente preme sulle dita, se in estate la cosa non si nota, provate in inverno ad appoggiare la pedana a metà della pianta in modo da guidare con il piede perfettamente diritto… secondo me la differenza la notate.

 Infine le mani… che sono forse la parte che causa più sofferenze a chi va in moto in inverno, ho a casa una collezione di guanti con cui potrei aprire un negozio vintage: pelle, goretex, H2Out, neoprene, penso di averle provate tutte, purtroppo i guanti hanno un paio di problemi inevitabili, il primo è che -ovviamente- non possono essere troppo spessi o toglierebbero qualsiasi sensibilità e diventerebbero scomodi, la seconda è che la mano ha una superficie radiante enorme rispetto alla massa che ha, di conseguenza disperde un sacco di calore. Se a questo aggiungiamo il fatto che, salvo minimi movimenti, almeno una delle mani è costantemente inchiodata nella stessa posizione (la destra, ovviamente, quella sul gas) è facilissimo arrivare a dolori lancinanti alle punte delle dita e, a lungo andare, poter avere anche qualche problema più serio alle articolazioni.

Le manopole riscaldate sono sicuramente un piacere, ma non impediscono alla mano di essere interamente esposta all’aria, i paramani da enduro aiutano, moltissimo, ma la soluzione definitiva sono i coprimanopola, si quelli che in genere si vedono sugli scooteroni in città.
In preda ad una botta di pregiudizio, li ho sempre considerati una roba “Non da motociclisti”, finchè non li ho visti montati sulla moto di, nientepopodimenoche…Mr. MARC COMA, esattamente, alla Dakar di un paio d’anni fa, si è vista in giro una foto scattata da Coma stesso, durante una tappa in quota, nella quale si vede il manubrio del suo KTM450 con un bellissimo paio di coprimanopole da scooterista di città. Se le usa lui… 😀

L’accoppiata definitiva sono i coprimanopole e sotto le manopole riscaldate, li si sfocia nella lussuria vera e si riesce a girare in inverno con i guanti estivi o poco più.

Una cosa che è utile conoscere quando si gira in moto con temperature basse è il fenomeno del wind chill, ovvero il raffreddamento dovuto all’azione del vento (e ovviamente dell’aria che ci investe durante la marcia), per avere un’idea di quanto questa cosa incida, basta ricordare che a 80Km/h una temperatura di 10° (quindi accettabilissima) viene percepita come una temperatura pari a 4°, e la diminuzione non è lineare, 0° a 80Km/h vengono percepiti come -10°, e se andiamo a velocità autostradali (130Km/h) abbiamo una temperatura percepita di -12°, e dodici sottozero iniziano ad essere davvero pochi…
La cosa più importante in assoluto è quindi SEMPRE ripararsi il più possibile dall’aria. Quattro maglioni uno sopra l’altro, riparano meno di un antivento leggero sopra una maglietta termica.

Non ho volutamente parlato di abbigliamento riscaldato elettricamente, non ne ho, non l’ho mai provato e non ne ho mai sentito il bisogno, chi lo usa ne è entusiasta, chiedete a lui.

cascopioggia

La pioggia invece è un problema a parte, ovviamente parlo sempre in base a quella che è la mia esperienza, ma anche il miglior completo in goretex, della marca più blasonata, in caso di pioggia veramente forte o che duri tanto tempo DEVE essere insacchettato in una bella tuta antiacqua, possibilmente monopezzo. Non fosse altro che per non essere costretti a tenersi indosso la giacca con l’esterno fradicio quando smette di piovere. In questo caso sono ammesse anche le soluzioni di fortuna…

Ma chi te lo fa fare?

Vado in moto da poco più di 15 anni, non è moltissimo e non è nemmeno poco, da sempre però ho pensato che, esattamente come qualsiasi altro hobby, il motociclismo fosse un’attività da praticare a prescindere dalle condizioni meteo e dalle stagioni.

Traduzione: uso la moto tutto l’anno, mi sono beccato le condizioni meteo più allucinanti, e, tutto sommato, mi sono SEMPRE divertito.

gixxernebbiaE’ normale quindi che mi sia sentito ripetere centinaia di volte le domande “ma non hai freddo?”, “ma che gusto c’è ad andare in moto quando piove?”, non è pericoloso andare in moto quando nevica?” e soprattutto “ma chi te lo fa fare?”,

le risposte a queste tre domande sarebbero riassumibili in “si, ho freddo, ma non più che a sciare o andare a correre in inverno”, “c’è molto più gusto di quanto non si possa credere”, “non necessariamente” e soprattutto “nessuno ME LO FA FARE, lo faccio perchè mi piace”

Però, visto che me lo sono sentito chiedere anche qualche sera fa, arrivando ad una presentazione, in moto a 1°, vedrò di dilungarmi un po’ di più su questa cosa terrificante che è “andare in moto d’inverno”

Primo presupposto fondamentale: l’abbigliamento in moto è importantissimo, in moto in inverno è assolutamente fondamentale e fa la differenza tra una bella gita ed una sofferenza inumana.

Secondo presupposto fondamentale: andare in moto in inverno non è “più pericoloso”, è diverso, per certi versi si rischia qualcosa in più, per altri infinitamente meno.

Ultimo presupposto fondamentale: andare in moto NON E’ indispensabile, mai, ognuno è libero di andarci come vuole, quando vuole ed ha le sue personali motivazioni, questo non vuol quindi essere un giudizio su chi la moto in inverno non la prenderà mai, sono degli esseri inferiori e come tali vanno accettati (GIURO, sto scherzando 🙂 );

gixxerneve

bisogna però anche dire che molti di quelli che la moto in inverno non l’hanno mai toccata, non lo fanno perchè PENSANO che sia una cosa terrificante, o perchè non sono equipaggiati nel modo giusto o ancora, semplicemente, perchè non sono mai stati motivati a farlo; mi piacerebbe che questo articolo riuscisse ad incuriosire almeno qualcuno e indurlo a provare a farsi un giretto durante la “brutta” stagione.

Vediamo di analizzare i tre punti in tre articoli diversi: